Perché conviene abbandonare le piattaforme delle Big Tech

Perché conviene abbandonare le piattaforme delle Big Tech

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I motivi per smettere di essere utenti delle piattaforme degli oligopoli USA sono vari e diversificati. Ciò non significa smettere immediatamente di utilizzare i social network e gli altri servizi delle grandi aziende tecnologiche americane.

Siamo tutte nella stessa barca e abbiamo tutte vulnerabilità che vengono sfruttate dalle megamacchine per farci passare molto tempo "attaccate" alle loro piattaforme. Si tratta di intraprendere un percorso alla scoperta degli automatismi che mettiamo in atto che ci impediscono di scegliere, inventando soluzioni che facciano tesoro delle alternative tecnologiche già esistenti.

Entriamo nel vivo e vediamo alcuni dei motivi per cui vale la pena intraprendere questo percorso.

1. Le piattaforme GAFAM profilano e manipolano le persone

le piattaforme delle GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) estraggono i dati degli utenti profilando le persone per manipolarne i comportamenti e le scelte: pubblicità personalizzata, esclusiva visualizzazione di contenuti delle propria bolla, visualizzazione di contenuti prodotti appositamente per condizionare scelte politiche (si veda il caso di Cambridge Analityca). Sono progettate e realizzate per fare in modo che le persone rimangano più tempo possibile connesse.

2. Le piattaforme GAFAM scelgono al nostro posto

Le megamacchine inducono degli automatismi nel nostro modo di utilizzarle dei quali non ci rendiamo più conto. Così finisce che non cercherò i post che mi interessano, perché mi verranno proposti dagli algoritmi di Instagram. Non sceglierò la prossima serie che vedrò su Netflix, semplicemente rimarrò nel flusso video in cui mi trovo e vedrò la serie che mi viene proposta in base al mio profilo. Scoprire quali sono gli automatismi e tornare a fare un percorso di scelte è fondamentale per avere un approccio alla tecnologia che deleghi il meno possibile, che consenta di prendere consapevolezza e inventare soluzioni per una relazione ecologica con le macchine.

3. Nei social network commerciali ognuno vede solo ciò che è coerente con il proprio profilo

La filter bubble ("bolla di filtraggio") deriva dalla personalizzazione dei risultati di ricerca in base al comportamento dell'utente quando è connesso. Ogni utente immerso nella propria filter bubble troverà solo informazioni coerenti con la propria esperienza di navigazione precedente.
Lo stesso meccanismo funziona anche per i post che ciascuno vede nel flusso dei social network commerciali (Facebook, Instagram, Twitter, Tik Tok, etc.). Tradotto: ogni persona vede solo i post che sono in linea con il proprio punto di vista. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che il "pubblico" che si raggiunge con un post su Facebook non è maggiore di quello che si raggiungerebbe con mezzi diversi dai Social Network commerciali.

4. Le piattaforme GAFAM sono un attentato alla propria privacy e alla propria sicurezza

Tutte le piattaforme che hanno la sede principale in USA devono sottostare al Cloud Act, una legge che prevede che qualsiasi corpo di polizia o di intelligence possa chiedere ad una società (es.: Google o Meta) di consegnare tutti i dati in loro possesso relativi ad una o più persone, tanto che l'Unione Europea, con una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha considerato le norme USA non confermi rispetto alle leggi europee in materia di protezione dei dati personali (GDPR). Sostanzialmente utilizzando uno o più servizi delle GAFAM si stanno consegnando i propri dati ai servizi di intelligence USA.
Ciò non significa che non si stiano consegnando anche alle Forze dell'Ordine Italiane nel caso queste ne facessero richiesta.

E allora? Meglio le tecnologie conviviali e i servizi offerti da server autogestiti o da associazioni che si prendono cura della privacy dei propri utenti.

Esistono alcuni server gestiti da associazioni esplicitamente di movimento, come autistici.org o riseup.net che offrono molti servizi con un livello di sicurezza e di rispetto della privacy molto alto. Per esempio autistici.org non mantiene il log (il registro di tutto ciò che avviene sul server). Ne consegue che se le Forze dell'Ordine o qualche potente di turno chiede informazioni su chi ha scritto il tale post nel tale giorno, non c'è possibilità tecnica di saperlo.
Tra i servizi offerti troviamo: e-mail, mailing-list, blog, instant messagging e chat, siti web, videoconferenze e streaming. Per repository di contenuti e strumenti di collaborazione (equivalenti a google drive e simili), si possono utilizzare i servizi di Framasoft o di Disroot, ma ce ne sono anche molti altri.

Per quel che riguarda i social network, esistono ormai molte alternative a quelli commerciali e sono sempre più numerosi gli utenti che li usano. Hanno una differenza fondamentale che li rende migliori dei SN commerciali anche da un punto di vista concettuale: sono federati. Vuol dire che si basano su un protocollo di comunicazione che permette la comunicazione tra server diversi. Si può essere registrati su un server e "seguire" un utente su registrato su un altro server federato. Questo sistema rende il "Fediverso" più sicuro e resiliente dei social network commerciali. Alcuni server: mastodon.bida.im, mastodon.social, mastodon.uno, Puntarella party, mastodon.cisti.org.

Ci sono persone che tengono aggiornate le alternative ai servizi proprietari . Probabilmente c'è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Qualche ragionamento in più

Come fanno profitti le grandi piattaforme

Le piattaforme delle GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) fanno profitti principalmente con la pubblicità che è tanto più efficace quanto più è personalizzata. Affinché la pubblicità sia personalizzata le piattaforme memorizzano i dati dell'attività degli utenti in Internet (i like, le visualizzazioni, le risposte, i siti navigati, i messaggi inviati, etc.) in modo da conoscere abitudini, gusti, inclinazioni sessuali, attitudine politiche, etc. Con i dati memorizzati i software delle megamacchine (i famigerati algoritmi) tracciano un profilo personale di ciascun utente. Per mezzo del profilo, il software della piattaforma mostrerà alcune cose ed altre no, così da indurre la persona ad acquistare un bene invece che un altro o a non andare a votare invece che andarci.

Catturare più tempo possibile degli utenti

Si capisce così il motivo per cui l'interesse dei GAFAM è quello di tenere le persone il più possibile connesse con le loro piattaforme. Infatti tutte le grandi piattaforme (google, facebook, tiktok, instagram, whatsapp, etc.) sono progettate e realizzate per catturare più tempo possibile degli umani (senza differenza tra adulti, adolescenti e bambini). In ultima analisi per dare dipendenza.
Sono progettate in questo modo perché hanno bisogno dei nostri dati per il loro business. E più dati hanno a disposizione più possono guadagnare attraverso la manipolazione dei nostri gusti, comportamenti, orientamenti, vendendoci prodotti commerciali, culturali, politici.

Come funzionano.

Le grandi piattaforme digitali usano il meccanismo della ricompensa, facendo leva sulle nostre vulnerabilità. Tutti abbiamo bisogno di approvazione sociale (il numero di like, il numero di notifiche, il numero di condivisioni, il numero di commenti positivi, etc.) e di denaro. E così in cerca della nostra ricompensa (di qualsiasi tipo essa sia) controlliamo continuamente il nostro social o la nostra chat preferita.
Se è così che funziona, e a quanto pare è proprio così, la conseguenza è che la comunicazione tra gli umani si perde dentro un'architettura che omologa e usa gli umani per manipolare (a prescindere dai contenuti).

Pedagogia Hacker

L'adozione della pedagogia hacker è un utile approccio per intraprendere il percorso di liberazione dalle tecnologie del controllo verso l'informatica conviviale.
La pedagogia Hacker nasce dall’esperienza maturata da C.I.R.C.E. nei laboratori e nelle formazioni condotte negli ultimi anni. Già nel 2017 se ne trova una descrizione nel libro Tecnologie del Dominio, un dizionario di termini realizzato collettivamente, e se ne parla anche in articoli pubblicati su diverse riviste, una raccolta dei quali si può trovare su circex.org. Richiede un approccio nuovo anche alle tecnologie stesse. Né tecnofobo, né tanto meno tecno-entusiasta, ma consapevole delle potenzialità e dei rischi delle connessioni interattive.

La pedagogia hacker è un’attitudine attiva. Mira a modificare i comportamenti che promuovono automatismi e per questo riducono la libertà di scelta.

E’ un approccio educativo che coniuga l’approccio dell’apprendimento esperienziale (Boud – Cohen – Walker, 1993 – Reggio, 2010), l’attitudine hacker, il gioco e un deciso orientamento libertario.

Qui potete ascoltare una breve pillola audio che spiega cosa è la Pedagogia Hacker.

A proposito della Pedagogia Hacker a scuola, durante l'edizione 2022 dell'hackmeeting si è tenuta una tavola rotonda sull'hacking a scuola. Due ore di chiacchiere tra insegnati, animatori digitali, genitori, curiose e curiosi. Ecco cosa ne è emerso.

Alcuni riferimenti per approfondire

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